LA SMORFIA, COS’È E COSA NON È: INTERVISTA SFATA-MITI A UN CANTASTORIE

La Smorfia non mi ha mai incuriosita finché non mi sono imbattuta nel mondo di Federico Berti, moderno cantastorie che ti canta la smorfia a modo suo. E ho scoperto che l’universo Smorfia è molto più avvincente, articolato, affascinante di quanto credessi. Visto che i sogni mi interessano eccome, ho invitato Federico nel mio salottino virtuale per sfatare un po’ di miti anti-smorfia, riscoprendo l’importanza di un’interpretazione onirica legata al territorio di appartenenza. Perché, come afferma Federico nel corso dell’intervista, “scollegare la pratica interpretativa dal territorio e dalle sue particolarità” è limitante. A te la parola Federico e grazie di essere qui.

sito: www.federicoberti.it

Fb: https://www.facebook.com/bertifederico

1. Quali sono le origini della Smorfia e cos’è?

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Immagine di Federico Berti

La cosiddetta ‘Smorfia’ napoletana prende il nome dal dio dei sogni Morfeo, deriva dalla cabala ebraica giunta nel Regno di Napoli dalla Spagna ma fin dal suo arrivo in Italia venne assimilata all’onirocritica in una forma già diffusa in tutto il Mediterraneo fin dal II secolo dell’era volgare. Sebbene si parli di quest’arte già nell’Antico Testamento, è solo con Artemidoro di Daldi che compare un catalogo ragionato dei simboli più frequenti dei sogni associati a una rosa di possibili interpretazioni ‘augurali’. Non è solo a Napoli tuttavia che si pubblicano le cabale illustrate, ma nelle maggiori città d’Italia se ne possono trovare. Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Piacenza, Milano, Torino. Non è una pratica specificamente partenopea e non esiste una sola Smorfia identica per tutti ma addirittura nella stessa città pubblicazioni successive riporteranno simboli diversi in posizioni diverse.

2. Ci sai dire qualcosa sulla figura dell’Assistito. Chi è e cosa fa?

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Prima della psicoanalisi l’arte di ricavare i numeri dai sogni veniva coltivata da confidenti che, avendo ascoltato migliaia di racconti da parte di tantissimi sognatori, sapevano rendere conto dei simboli più ricorrenti nel loro tempo e nel territorio in cui operavano. Quante più persone andavano a confidarsi, tanto la probabilità che vi fossero delle vincite cresceva e intorno a loro si veniva a sviluppare il mito dell’infallibilità. Il loro nome a Napoli indicava una persona ‘assistita’ dagli spiriti, perché si riteneva allora che i sogni non provenissero dall’inconscio ma venissero portati a noi dall’esterno. Lo spirito di un trapassato, un’anima del purgatorio, un santo, Dio stesso. Non era una figura propriamente napoletana, al contrario la ritroviamo in diverse tradizioni regionali e in altrettanti cataloghi dei simboli, ognuno diverso da tutti gli altri. In Toscana li chiamavano ‘frati’, a Bologna ‘bulgari, chissà quanti altri nomi venivano loro attribuiti.

3. Qual è a grandi linee il procedimento che porta ad associare determinati sogni a precisi numeri?

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Utopia di Federico Berti

 

Il procedimento di compilazione è in parte logico-deduttivo, in parte arbitrario e personale, non può avere nessuna pretesa di oggettività. Se pensiamo che nelle smorfie illustrate del secolo XIX si trovavano le uniformi dei carabinieri, contemporanee ai compilatori, comprendiamo che non si può pretendere da quelle in alcun modo un valore universale ma piuttosto una utilità ‘pratica’ hic et nunc. Inutile dire che i simboli non sono tutti uguali in ogni parte del mondo, la neve ricoprirà un significato diverso da Napoli a Bologna, da Venezia a Piacenza, da Firenze a Roma. I cataloghi sono differenti e rimandano all’attività di censimento e riordino da parte degli interpreti i quali avevano bisogno di riassumere principalmente a sé stessi i dettagli più frequentemente riferiti dai narratori. La mano può far 5 se contiamo le dita, può far 2 per la destra e la sinistra, è indifferente. Il sole in genere fa uno, la luna due ma li si ritrova spesso in altre posizioni. Il morto che parla non fa 47 come molti credono, è solo un’invenzione cinematografica.

4. Cosa sono i sogni secondo te

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Favole di Federico Berti

Il sogno è un’attività della mente umana volta a creare delle connessioni ‘emotive’ fra i dati sensibili dell’esperienza raccolti durante le ore di veglia. Non possiede un significato proprio, viene usato quando raggiunge il livello della coscienza per produrre un contenuto. L’interpretazione non è mai univoca, l’apparente casualità delle connessioni e la ricorsività dei simboli comuni consente una pluralità di configurazioni significanti. I simboli vengono trattati dall’interprete come le carte dei tarocchi.

5. La Smorfia è spesso considerata una pratica superstiziosa, che ne pensi?

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La devozione popolare ha sempre visto nel sogno una manifestazione di entità numinose, angeli o demoni per la maggior parte delle religioni monoteiste. In questo senso venivano collegati all’oltremondo e si pensava che attraverso di essi avvenisse una comunicazione con le anime del purgatorio. In questo senso non era una pratica superstiziosa, diversi frati davano i numeri come ricordano diverse leggende in particolare toscane. La pratica di scegliere gli elementi principali del sogno riducendoli a tre o cinque non di più, andandoli poi a giocare per più settimane consecutive, era di fatto funzionale a memorizzare il sogno ritornandovi spesso col pensiero, di per sé questo procedimento non ha niente di soprannaturale. Lo diventa nel momento in cui qualcuno pretende di poter prevedere i numeri che usciranno, sia attraverso l’onirocritica, sia con le tavole periodiche o il metodo statistico.

6. L’interpretazione psicologica dei sogni a mio parere è interessante ma limitata. Qual è la tua opinione?

Il ponte della pia

Il limite principale dell’interpretazione psicoanalitica è quello di scollegare la pratica interpretativa dal territorio e dalle sue particolarità. Un tempo gli assistiti o come venivano chiamati, dovevano essere persone disinteressate, non facevano questo per soldi. Al massimo un dono in natura, un pensiero, mai denaro. Erano ‘assistiti’ anche dalla comunità, che imparava a conoscerli e li teneva sotto costante osservazione affinché non utilizzassero la loro abilità per raggirare il prossimo traendone un vantaggio, cosa quanto mai grave che avrebbe comportato l’immediata perdita di credibilità. La psicoanalisi prevede una posizione professionale e il controllo degli interpreti passa attraverso un’associazione che non ha niente a che vedere con l’ambiente sociale in cui opera. Pretende universalità e questo la porta spesso a perdere di vista le specificità culturali del qui e ora.

7. Perché e come ti sei avvicinato al mondo onirico?

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L’albero delle Sephirot inscritto nel fiore della vita.

Forse è opportuno cominciare la nostra conversazione dal motivo per cui mi sono avvicinato allo studio della cabala dei sogni. Svolgo da circa vent’anni l’attività di cantastorie nelle piazze e nei mercati, tradizione fino a poco tempo fa collegata alla distribuzione di fogli illustrati con l’oroscopo e i numeri da giocare. Le prime volte non raccolsi con favore la richiesta dei numeri da giocare, mi sembrava quasi offensivo. Ho poi scoperto che fin dall’invenzione della stampa i cantori popolari han distribuito pubblicazioni rivolte al pubblico della strada e che fra queste i cataloghi dei simboli ricorrenti nei sogni erano tra i più apprezzati. Gli autori più citati in questi libricini erano Cornelio Agrippa, Rutilio Benincasa Giordano Bruno, Marsilio Ficino e Dante Alighieri. La tradizione a cui rimandavano era dunque molto antica, più del gioco del lotto. Approfondire quei rimandi è molto istruttivo.

8. Raccontaci il sogno più strano che hai mai fatto

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Il sogno appartiene alla sfera privata, così la sua interpretazione ha un senso quando esiste un rapporto fra sognatore e confidente. Non si raccontano i propri sogni agli sconosciuti, se non in modo anonimo. Per questo non mi sento di rispondere a questa domanda. Ti ringrazio per lo spazio che mi hai dedicato. Pratico l’onirocritica da più di vent’anni, ho ascoltato molte persone e redatto a mia volta un catalogo illustrato dei simboli più frequenti a me riferiti. Funziona in modo diverso dal ‘vocabolario’ perché permette anche il procedimento inverso, cioè partire dal numero per arrivare al simbolo attraverso una libera associazione mentale. Questo ha numerose applicazioni anche nel campo creativo, poetico e artistico. Nel mio Libro dei sogni, oltre alla tavola periodica e al significato augurale, si possono sperimentare alcuni esercizi di stile che utilizzano proprio il materiale onirico nel processo creativo. Si può acquistare online, 10 euro spedizione compresa. C’è anche un’ampia sezione storica dall’antichità ai giorni nostri.

 

 

 

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ILARIA RUGGERI: LA PERSONAL MUSA SI SVELA

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Un mondo fatto di colori e magia in cui la creatività va a braccetto con la crescita personale. Cosa affatto scontata, perlomeno nell’ambiente olistico italiano, dove competenze professionali e contenuti hanno spesso la meglio sull’estetica. Scelte… ma io, che credo nell'”apparenza”, ho un viscerale bisogno di pacchetti ben confezionati perché, come disse Enrica Mannari, l’estetica “per me non è solo una fredda coltre che copre l’anima delle cose. Per me è equilibrio e cura. Le cose belle, fatte con amore, provenienti dalla natura o progettate dall’uomo hanno in se un potere…“.

Dell’attività di Ilaria Ruggeri ho sempre apprezzato la minuziosa cura degli involucri, siano essi un sito ben fatto, servizi ben confezionati, scatti accattivanti, social frizzanti. Il linguaggio visivo. di cui l’arte è portavoce. è universale, in grado di trascendere i limiti linguistici. arriva ovunque. non è affatto superficiale. Ilaria lo destreggia benissimo conciliando l’interesse per la spiritualità con il suo spirito artistico, che per me è stato spesso fonte di ispirazione.

Ma adesso bando alle ciance, lascio a lei la parola ringraziandola di essere qui e di averci svelato. tra le righe. un piccolo segreto inconfessabile!

Instagram: ilaria_ruggeri_

Fb: Ilaria Ruggeri – personal musa

Sito web: ilariaruggeri.com

1. Sei molto creativa. lo si nota a colpo d’occhio visitando il tuo sito. che è bellissimo. Cos’è per te la creatività e in che modo è utile alla crescita personale?

ATELIER-DI-CREATIVITÀ-SELVAGGIA-©-Ilaria-Ruggeri

ATELIER DI CREATIVITÀ SELVAGGIA-©-Ilaria-Ruggeri

Sono sempre stata una tipa che ama sporcarsi le mani, ma la mia creatività è stata bloccata per anni: schiacciata da paure, insicurezze, eccessive aspettative e troppe teorizzazioni. Sono riuscita a sbloccarla solo facendo un percorso di crescita personale, andando a guardare nel profondo di me stessa, selezionando e mettendo a fuoco le cose per me davvero importanti. Allora ho capito che la creatività è prima di tutto un bisogno psicologico e spirituale di ogni essere umano e che mi sembra decisamente più interessante il percorso che si fa e le scoperte che arrivano lungo il tragitto rispetto al risultato finale. Credo che la creatività sia un incredibile strumento di conoscenza di sé ed è per quello che continuo a stimolarla.

2. Sono polemica nei confronti della positività “a tutti i costi”, del bicchiere sempre mezzo pieno. perché credo che anche le emozioni “negative” siano preziose consigliere. Che ne pensi?

SULLE-ORME-sito-©-Ilaria-Ruggeri

SULLE ORME sito-©-Ilaria-Ruggeri

Essere consapevoli della propria Ombra, come la definisce Jung, e affrontarla sono aspetti fondamentali in un lavoro di introspezione. Non è piacevole, non è facile ed è normale cercare di sottrarsi a questo compito, ma è anche naturale che l’Ombra esista e torni ciclicamente a manifestarsi. Nella mia formazione in counseling ho imparato che le emozioni vanno e vengono, salgono e si trasformano: quello che possiamo fare è stare con l’emozione, accoglierla e ascoltarla perché davvero può portare tesori preziosi.
Allo stesso tempo però sono convinta che siamo noi a narrare la nostra storia, a dare un senso a quello che viviamo e decidere da che prospettiva guardare la vita. Le emozioni spesso derivano dai nostri pensieri e possiamo concretamente agire per modificare i nostri schemi mentali e per sentirci meglio. Credo davvero che la felicità sia una scelta.

3. Hai mai avuto esperienze paranormali nel corso della tua vita? Se sì. Ce le racconti?

paranormale

Paranormale è una parola che non uso praticamente mai. Mi fa pensare a un b-movie anni 70 e mi sta anche un po’ antipatica: presuppone il fare riferimento a una norma statistica e in ambito spirituale è qualcosa secondo me di poco interessante. Considero ogni esperienza come parte della Natura, anche se magari non spiegabile secondo il metodo scientifico. Sentire l’energia delle pietre, fare un viaggio sciamanico col tamburo, usare i simboli di tarocchi e carte per conoscermi meglio, notare le sincronicità della vita sono costanti della mia vita.

4. Quando. e come. hai capito “cosa volevi fare da grande”?

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Da grande non so ancora cosa farò, a dire il vero. Sin da quando ero una ragazzina penso spesso a quando sarò anziana. Cerco di immaginarmi come sarò e la vita che avrò vissuto. Mi hanno detto che sono un’anima vecchia, io di sicuro mi sento un po’ anziana dentro, ma di quelle anziane con i capelli blu e i tatuaggi grinzosi sulla pelle.
Sono concentrata a capire più che altro dove sono ora e a diventare chi sono, che non è per niente scontato. Finalmente però comprendo come sono arrivata qui: ho seguito fili e trame che mi sembravano scollegate tra loro e che poi invece ho incastrato insieme col senno di poi. Ho messo le cose a fuoco poco alla volta, cercando di fare le scelte giuste per me e facendomi sempre tante domande. Quando dipingo mi piace lavorare per strati, sovrapporre colori, forme, materiali: a volte di uno strato non resta quasi nulla, se non un accenno in una parte della tela. Però io so che quello strato è lì sotto, anche se dimenticato. E so che il quadro non sarebbe venuto fuori così se non ci fosse stato anche quello strato ormai perso. Penso lo stesso di ogni evento o fase della mia vita: ho vissuto in diverse città, mi sono immaginata in tante professioni e stili di vita differenti, e tutto è in qualche modo rimasto dentro di me ora.

5. Dimmi se sbaglio ma ho l’impressione che anche tu sia multi-creativa. So che è una risorsa ma a volte fatico a trovare il filo conduttore. come hai fatto a conciliare le diverse passioni e quanto ci è voluto?

multicreativo

Beccata! Sono una persona curiosa e con buone capacità perciò nella vita mi sono dedicata a tante cose diverse. Spesso nel mondo contemporaneo, soprattutto nel lavoro, questo è visto come un difetto perché sembra mancare di coerenza. Sinceramente io non mi sono mai posta molto il problema perché il filo conduttore sono io e la mia voglia di sperimentare. Ho sempre pensato che l’unica costante nella vita è il cambiamento, perciò mi sembra naturale evolvermi e passare ad altro. Certo non posso fare tutto contemporaneamente, questo sì che sarebbe inconciliabile. Perciò di solito vado a stagioni o a fasi, cercando di seguire il mio ritmo interiore.

6. Cos’è per te l’intuito? e come lo distingui da altre “voci”? Hai qualche consiglio da darci?

Coaching-intuitivo

Dopo tanti anni di esperienze, pratiche e formazioni ora sento l’intuito come una componente naturale del cervello umano, legata alle capacità dell’emisfero destro: tutti ne siamo dotati. In una società basata sul ragionamento logico come quella in cui viviamo, il problema è proprio riconoscerla, ascoltarla e distinguerla nel chiacchiericcio della mente. Per farlo secondo me non basta leggere un manuale, fare un corso o scoprire il trucco segreto. Bisogna invece allenarsi con una pratica di conoscenza di sé: più sei consapevole della tua Ombra, dei tuoi pensieri, di paure o blocchi che agiscono su di te, più diventi capace di distinguere le varie voci e di capire di chi ti puoi fidare.

7. In quale dea interiore (o quali) ti riconosci di più. e perché?

SULLE-ORME-Ilaria-e-tamburo-©-Ilaria-Ruggeri

SULLE ORME Ilaria e tamburo ©-Ilaria-Ruggeri

Sicuramente sento forte in me l’archetipo della Donna Selvaggia, su cui sto lavorando molto negli ultimi anni. Può prendere le forme di diverse dee a seconda di come si manifesta e della cultura di riferimento a cui si guarda (come Diana, o Kalì, o Kore): è la radice profonda che ci lega al divino femminile. In questo momento della mia vita sento anche molto forte l’archetipo legato alla Luna calante, che rappresenta un femminile creativo, sensuale e magico.

8. Svelaci qualcosa di te che non hai mai detto…

AFFRONTA-LA-FINE-COME-UN-NUOVO-INIZIO-©-Ilaria-Ruggeri

AFFRONTA LA FINE COME UN NUOVO INIZIO ©-Ilaria-Ruggeri

Le persone che mi conoscono da tempo lo sanno, ma probabilmente online non si può intuire: una decina di anni fa ero una persona molto più rigida, intransigente e pignola di ora. Amavo organizzare, pianificare tutto e ottimizzare ogni cosa. Il mio percorso è stato ammorbidirmi, imparare a lasciar andare il controllo e uscire dalla comfort zone. Se non fossi riuscita a farlo, certo non sarei la persona che sono oggi.

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IOSONOPIPO: INTERVISTA ONIRICO SURREALE

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girovago su Instagram. non ho tempo. Ma trovo il tempo per perdere tempo. assorta nei colori e nei pensieri “cavolo. che bravi. voglio provarci anch’io. ma perché non mi sono ancora iscritta a quel corso di illustrazione.” mi imbatto nelle sue foto. diverse. sublimi. chi è?

Nome d’arte: iosonopipo 

Nome all’anagrafe: Giuseppe Palmisano

Nasce nell’89 in Puglia. E’ un attore, scrive e fa foto

mi affascinano i suoi scatti sospesi fra vita e morte. veglia e sonno. passato presente futuro. verità e menzogna. dimensioni parallele che sembrano sfiorarsi, toccarsi, intrecciarsi. donne dormienti? donne esploratrici di mondi altri? donne oniriche? donne fantasma? chi sono. cosa sono. dove vagano. forse il mio è un tentativo. sciocco. di razionalizzare sensazioni. ma ci sguazzo nelle analisi cervellotiche. come un investigatore segreto a caccia di indizi mi insinuo nell’universo onirico di iosonopipo.

1. Quanto sogni (di notte)? Cosa sogni? Come sogni? O dimentichi tutto?

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Serie: Abat-jour

questa notte ho fatto un sogno in cui dovevo pisciare troppo e c’era un solo bagno riservato agli omosessuali, forse era in un locale, allora alla fine sono entrato e dovevo star nudo per tutto il tempo mentre facevo la fila. Poi non ricordo mai nulla. Questo lo ricordo perché ci pensavo proprio prima di aprire la mail

2. Che ne pensi del mondo onirico? Ti incuriosisce? Cos’è?

Caleido-iosonopipo

Serie: Caleido

Mi incuriosisce, vorrei far dei sogni lucidi, mi piacerebbe tanto poter scoprire qualcosa in più attraverso i sogni, e poi magari riportar nella realtà, sperimentare quello che non posso far nella vita con la fotografia o le arti per forza di cose legate alla fisicità, umana.

3. Hai mai sognato di essere sul set delle tue opere circondato da donne abat-jour e quant’altro?Sì? No? Raccontaci comunque il tuo sogno più assurdo

donne-abat-jour

Serie: abat-jour

Ho sognato di esser un comodino, nel sogno non accadeva nulla, non avevo gli occhi ma percepivo di vedere è come se poi ci fosse un sogno nel sonog, un mise en abim di sogni che mi permetteva di vedere da comodino.

4. Perché solo donne nelle tue fotografie? sarei curiosa di vedere un uomo abat-jour! Scelta calcolata o spontanea?

Family-iosonopipo

Serie: Family

Scelta spontanea, da tempo mi interrogo e vorrei spingermi nell’utilizzo della figura maschile, prima o poi arriverà.

5. Ti sono mai capitate esperienze paranormali? Sul set fotografico è mai successo qualcosa di strano?

caleido-iosonopipo

Serie: Caleido

La mia memoria è più legata alle sensazioni, non ricordo mai tanto aneddoti o episodi, mi piace portar sottopelle le cose che ho vissuto e non riesco mai invece a tenerle a mente.

6. La vita. predestinata? la creiamo noi ma c’è un piano “divino” alle spalle. siamo i soli artefici di ciò che accade?

iosonopipo-foto

Serie: Caleido

La vita è quella cosa che accade tra un respiro e un altro. Siamo così veloci da poterla cambiare?

7. Perché Iosonopipo?

Seasons-The-Late-Autumn

Seasons The Late Autumn

Perché devo affermare qualcosa così che poi posso continuamente distruggerla, diciamo ogni giorno mille verità inesistenti, allora mi son preso coraggio per dire la mia. Nascondendomi dietro un nome, un’essenza che non potrà mai esser quella del giorno in cui mi sono nominato così. Ioeropipo Iosaròpipo? Questa è la mia ricerca. Siamo dei punti di domanda.

 

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